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Insalate in busta: il nuovo regolamento non garantisce più qualità e maggiore tutela del consumatore. L’intervento di Senesi dell’UNI

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Le insalate in busta per anni hanno goduto di incrementi di mercato rilevanti anche se privi di una legge specifica

In seguito alla pubblicazione dell’articolo sulle insalate in busta su Il Fatto Alimentare del 22 luglio, Emilio Senesi, Presidente della Commissione Ortofrutticoli Freschi presso l’UNI – Ente Italiano di Normazione, ci ha inviato questo contributo per spiegare quali sono gli aspetti “dimenticati “dal nuovo regolamento che invece sono presenti nelle norme UNI.

 

Voglio segnalare che già dal 2010 è stata pubblicata la norma UNI 11350 sugli ortofrutticoli di IV gamma. La norma era stata elaborata dalla sottocommissione Ortofrutticoli freschi, che ho l’onore di presiedere, nell’ambito della Commissione agro-alimentare dell’UNI, con la partecipazione di tutte le componenti della filiera, dai produttori agricoli alle imprese di trasformazione, dalla distribuzione ai consumatori. La norma UNI oltre che essere volontaria (diventa vincolante solo in seguito ad accordi tra le parti), offre una più efficace garanzia di qualità e una maggiore tutela del consumatore. Questa nota, che riprende un articolo da me pubblicato sulla rivista Unificazione & Certificazione (n°4 – 2013) vuole offrire alcuni spunti di riflessione ai  lettori e agli operatori.

 

Il settore della IV gamma, cioè quella particolare linea merceologica che comprende i prodotti ortofrutticoli freschi pronti per il consumo per anni ha goduto di incrementi di mercato rilevanti anche se privo di una legge specifica. La prima forma di regolamentazione è stata la norma UNI 11350 “Prodotti ortofrutticoli freschi pronti per il consumo (IV Gamma) – Definizione, requisiti e principi generali”, che però ha solo carattere volontario. Poi nel 2011 è stata promulgata la legge N° 77, recante “Disposizioni concernenti la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma” che però necessitava di un regolamento di attuazione per essere pienamente operativa. Adesso questa lacuna sta per essere colmata essendo stato approvato il regolamento di attuazione della legge 77/2011, elaborato in concerto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della salute e Ministero dello sviluppo economico. In questi gironi il provvedimento dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale per diventare subito dopo operativo.

 

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La norma UNI parte dalla materia prima; ne prescrive la freschezza, individua alcune condizioni di coltivazione, compresa l’acqua d’irrigazione, raccolta, conservazione prima della lavorazione e trasporto allo stabilimento di lavorazione

I due testi non sono in contrasto anche se la legge 77/2011 e il regolamento devono essere rispettati da tutti gli operatori, mentre  la norma UNI 11350 ha un carattere volontario e si differenzia perché richiede livelli qualitativi più elevati e condizioni più restrittive per offrire garanzie maggiori ai consumatori. Vediamo quali sono le differenze.

 

La norma UNI parte dalla materia prima; ne prescrive la freschezza, individua alcune condizioni di coltivazione, compresa l’acqua d’irrigazione, raccolta, conservazione prima della lavorazione e trasporto allo stabilimento di lavorazione. Un punto estremamente qualificante riguarda l’identificazione e rintracciabilità della materia prima.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Se ho ben capito sono presenti sul mercato prodotti che aderiscono volontariamente alla più rigorosa normativa UNI.
    È possibile riconoscere tali prodotti?
    Faccio notare che nei supermercati tutte le insalate in busta vengono esposte insieme, alla stessa temperatura.

  2. Consumo, per praticità, tale genere di verdure e mi sono chiesto se potevo fidarmi di quanto c’è scritto sulla busta.
    Auspico che tale prodotto sia conforme alle norme e che ci siano adeguati controlli.