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Ilfattoalimentare.it, l'informazione i banner pubblicitari e la nostra indipendenza

 

 Ilfattoalimentare.it è un quotidiano on line realizzato da una redazione di giornalisti che vuole offrire ai lettori un’informazione indipendente, semplice e rigorosa, senza condizionamenti pubblicitari. Gli articoli spaziano dalla legislazione alla pubblicità ingannevole, dalla nutrizione alle frodi, dalla sicurezza dei prodotti alle etichette e cercano di fornire elementi per decodificare i prodotti e capire le diciture sulle confezioni. Il sito non pubblica ricette e non si occupa di cucina e di gastronomia. 


Chi ci finanzia? Questa domanda ci viene posta da diversi lettori ed è opportuno rispondere in modo chiaro, con una breve premessa. In Italia i giornali, le televisioni e le radio si mantengono grazie agli introiti pubblicitari, agli abbonamenti, ai ricavi provenienti dalle vendite e, in alcuni casi ,integrano il bilancio con finanziamenti statali per l’editoria. I siti internet per fare quadrare i conti  vendono spazi pubblicitari agli inserzionisti oppure fanno pagare un abbonamento.

 

 Ilfattoalimentare.it  ha una redazione composta da giornalisti professionisti ed esperti di vari settori che presentano gratuitamente in rete i propri articoli. Un contributo decisivo proviene dagli approfondimenti di amici e colleghi che credono in questo modello di comunicazione e collaborano gratuitamente. Ma questo aiuto non basta, per mantenere lo staff abbiamo bisogno di inserzionisti disposti a condividere il progetto.

Il sito  è sostenuto da inserzionisti pubblicitari che coprono il 40% dei costi circa (Aboca, Bauli, Esselunga, Granarolo, Novi Elah-Dufour, Granoro, Total Quality Food, Granoro . Lever ....), altri banner rientrano in un accordo di scambio a titolo gratuito (Slow-Food, Istituto Mario Negri, Help Consumatori…….).

 

Alcuni lettori ritengono che la presenza di inserzionisti possa fare perdere credibilità.  A queste persone rispondiamo che l’intero mondo dei media è sostenuto dalla pubblicità, e che la qualità del prodotto editoriale dipende da chi scrive.  Il rischio di essere contaminati esiste, anche se la scelta delle persone che collaborano è di scrivere liberamente mantenendo la libertà di pensiero e l’indipendenza.

 

Si tratta di una regola prevista dalla deontologia professionale dei giornalisti che tutti dovrebbero rispettare. Purtroppo nella realtà il confine tra pubblicità e giornalismo non è proprio ben definito e lo scambio di favori è molto diffuso.

 

Gli inserzionisti che sostengono ilfattoalimentare.it rispettano la nostra professionalità e non intervengono nella linea editoriale. Per questo motivo rifiutiamo inserzionisti che chiedono publiredazionali o che ci chiedono di realizzare progetti editoriali insieme.
Ai lettori chiediamo di essere giudicati per quello che scriviamo.

Roberto La Pira

(direttore ilfattoalimentare.it)

venerdì 04 marzo 2011

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daniele

14 10 2011 01:55:07
COMPLIMENTI
Giuliana

14 03 2012 12:05:40
Bel sito davvero, utile e ricco di informazioni. Vi ho citato in questo articolo del mio blog: http://www.dietaedintorni.net/2012/03/informazioni-in-campo-alimentare.html Un saluto, Giuliana
LORENZO

27 04 2012 12:04:17
Peccato che la chiave di lettura delle notizie non sia propriamente neutra. La mia esperienza con Xango, diretta e indiretta, evidenzia la parzialità e la tendenziosità delle opinioni espresse su queste e su altre pagine. Nessuno mi spinge a fare questo commento, ma continuare a vedere informazioni che non sono informazioni ma solo una campagna "contro", davvero mi muove ad alzare la voce per dire la mia opinione. Sono un incaricato Xango, e considero Xango la MIA AZIENDA. E' vero che alcuni, a torto, hanno vantato in relazione al succo Xango proprietà che esulano dalla sfera di naturale e normale influenza del succo stesso, ma è anche vero che la sua efficacia va sovente ben oltre quanto ci si possa aspettare da un normale alimento. Chi lo ha provato lo sa. Come in ogni questione, chi vuole presentare il bicchiere mezzo vuoto anziché mezzo pieno è libero di farlo, ma sa anche che in questo modo fa indossare alla gente, che legge le informazioni trattate in questa maniera, degli occhiali filtranti e deformanti, che pertanto inducono a trarre regolarmente conclusioni parziali o addirittura distorte. Non ci sono diatribe da sostenere: chi vuole sapere cosa realmente fa Xango non deve fare altro che assumerlo regolarmente per almeno sei mesi, o meglio per un anno, e poi venga a raccontare le differenze percepite o riscontrate, in modo onesto. Dopo questo, e solo dopo questo, possiamo metterci a fare dichiarazioni ed a trarre conclusioni, senza dimenticare che anche la semplice aspirina (farmaco generico, non alimento), legale e venduta da decenni, non fa bene a tutti indistintamente, ma che in alcuni casi può provocare addirittura la morte. Xango non ha finora ucciso nessuno e non ha controindicazioni, non ostacola l'efficacia dei farmaci assunti anzi talvolta la migliora, eppure non si fa tanto chiasso in merito all'aspirina, potenzialmente tossica per alcuni, come si fa per il succo di un frutto straordinario come il mangostano. Forse i motivi di tanta acredine sono da ricercare altrove. Forse alcuni lo considerano solo un mero dato amministrativo, ma XANGO ora è L'UNICA AZIENDA AD OPERARE IN ITALIA CON UN SISTEMA DI MERCATO APPROVATO DALL'A.G.C.M. (bollettino 51/2011 pubblicato il 09/01/2012). A quei signori ai quali questa sopravvivenza di Xango risulta indigesta, nonostante i tentativi di azzerarne la presenza in Italia, consiglio un bicchierino di quello stesso succo ogni volta che ne hanno bisogno a causa di qualcosa che resta nello stomaco non digerita: sicuramente saranno aiutati a digerire meglio ogni cosa.
Roberto La Pira

27 04 2012 08:48:44
Gentile Lorenzo, rispetto la sua posizione, ma noi abbiamo riportato la decisione dell'Antitrust di condannare Xango a pagare una multa di 50 mila euro per pubblicità ingannevole. Qual è il problema? Quando scriviamo gli articoli esprimiamo il nostro parere ma cerchiamo di raccontare i fatti e sui messaggi di Xango la situazioen è abbastanza chiara.

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