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Carrefour ristruttura in Francia: taglio di 2.400 posti, più vendite online, negozi di vicinato e sviluppo dei prodotti biologici

CarrefourPer anticipare i nuovi modelli di consumo, la catena francese della grande distribuzione Carrefour ha annunciato un piano-chock di ristrutturazione, che prevede: 2.400 dimissioni volontarie su 10.500 dipendenti delle sedi francesi; riduzione dei costi di due miliardi di euro l’anno entro il 2020 e due miliardi di investimenti annui entro il 2018; riduzione del 5%, entro il 2020, della superficie complessiva dei suoi 247 ipermercati, nessuno dei quali, però, sarà chiuso. Al contrario rispetto a questa posizione,  Carrefour ha annunciato che chiuderà 273 discount dell’ex catena Dia, se non troverà un acquirente.

La catena di supermercati vuole diventare “l’omnicanale di riferimento”, consentendo ai clienti di acquistare attraverso diversi modi  (fisici e digitali) in relazione alle preferenze dei consumatori. Da una parte il piano prevede massicci investimenti nel digitale, fino a 2,8 miliardi di euro entro il 2022 e il lancio nel 2018 di un’unica piattaforma e-commerce in Francia. Dall’altra, Carrefour prevede l’apertura di almeno 2.000 negozi di prossimità nei prossimi cinque anni nelle grandi metropoli.

L’intento è di puntare sulla qualità alimentare e l’accessibilità a un prezzo ragionevole. L’obiettivo, entro il 2022, è di attrarre un milione di nuovi consumatori in Francia, con una crescita delle vendite dei prodotti freschi tradizionali tre volte superiore rispetto al settore del largo consumo. L’obiettivo è  raggiungere i cinque miliardi di euro di fatturato nel biologico, un terzo del quale attraverso i prodotti a marchio Carrefour.

La compagnia conta attraverso l’e-commerce di guadagnare posizioni nel mercato cinese. A riprova di ciò va detto che il colosso di internet Tencent e la catena di supermercati  Yonghui si stanno preparando a entrare nel capitale della filiale cinese di Carrefour.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. Quindi stanno tornando in auge i negozi di vicinato?
    Quelli che, una volta, erano a gestione famigliare e che sono stati spazzati via un poco alla volta, non riuscendo a reggere la concorrenza dei supermercati prima e dei grossi centri commerciali poi?
    Questo genere di negozi sopravvivono ormai solo nei paesini (specie se distanti dai templi della grande distribuzione) oppure nei centri storici delle grandi città, es. Milano, per servire i facoltosi residenti che vi abitano, proponendo frutta e verdura a prezzi di gioielleria…
    Prima si diceva che il futuro era il “grande”, ora si ritorna al “piccolo”…

  2. La qualità, l’e-commerce, il biologico, il freschissimo, il tradizionale e la vicinanza non sono solamente scelte di marketing attualizzato, ma vere e proprie parole d’ordine, alle quali c’è solo l’alternativa cinese o la chiusura.
    La spesona settimanale all’iper non ha mai avuto un senso economico ne strategico per il consumatore e solo la crisi l’ha reso evidente e consapevole.
    Discount di qualità a parte.