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Campagna elettorale: quando la Coldiretti era sui manifesti contro il comunismo. Le locandine del secolo scorso tra DC e Pci

La Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti (Coldiretti) è stata fondata nel 1944 da Paolo Bonomi uno dei più famosi uomini della Democrazia Cristiana (DC), eletto deputato dal 1948 al 1983 e presidente della confederazione fino al 1980. Sin dai primi anni del dopoguerra Coldiretti, per conto della DC, diventa un bacino enorme di voti, raccogliendo e indirizzando i lavoratori delle campagne verso il partito di governo con il preciso intento di scongiurare la diffusione delle teorie socialiste e comuniste.

Prima dell’arrivo della televisione, la campagna elettorale si basava molto sui manifesti che avevano un ruolo importante. Osservando oggi alcuni di questi viene da sorridere ma non così era allora. Il primo manifesto che proponiamo firmato da Coldiretti fa parte del Catalogo Generale dei Beni Culturali e risale al 1955 e non brilla certo di fair  play quando invita a votare DC  “Contro il comunismo criminale massacratore dei contadini e degli operai ungheresi”.

Manifesto della DC e Coldiretti del 1955. Catalogo Generale dei Beni Culturali

L’importanza del voto dei contadini, una categoria ancora numerosa nel secondo dopoguerra e negli anni Sessanta, era ambìto anche dal Partico comunista italiano (P.C.I) che nello stesso anno rispondeva con una dura critica alle politiche di Bonomi: “Coltivatore diretto! Difendi la tua mutua dall’assalto degli affaristi Bonomiani – Vota per le liste unitarie di uomini onesti di tutti partiti” (manifesto sotto).

Manifesto del P.C.I, federazione di Bologna, 1955. Fondazione Gramsci Emilia Romagna

A distanza di nove anni, nel 1964, il presidente della Coldiretti è ancora nel mirino della propaganda P.C.I. “Il senato chiede che sia posto fine alle illegalità e ai soprusi di Bonomi. È necessaria la lotta unitaria delle forze democratiche e dei coltivatori diretti per spezzare le connivenze tra Governo e bonomiani, per imporre il rispetto della democrazia nelle campagne, per dare ai contadini l’effettivo controllo sulla gestione delle mutue”.

Manifesto del P.C.I, 1964. Fondazione Gramsci Emilia Romagna

Ma il manifesto forse più curioso risale al 1948 ed è firmato dalla Democrazia cristiana. Il testo si rivolge ai contadini e dice: “Coltivatore diretto! Il grano americano salvandoci dalla fame ci salva dalla violenza, dal caos della rivoluzione comunista – Contro il comunismo vota Democrazia Cristiana”.

Sono passati 70 anni, la Dc è sparita ma il grano americano c’è ancora e lo usiamo tutti i giorni per produrre spaghetti e dolci come il Panettone.

DC e il grano americano. 1948. Biblioteca Archiginnasio di Bologna

Fonte immagini: Manifestipolitici.it

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  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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Un commento

  1. Con il Piano Marshall (European Recovery Program) del secondo dopoguerra, con l’Europa da un punto di vista sociale, culturale ed economico in una condizione disastrata, gli USA venirono in soccorso delle prime necessità. La povertà e la distruzione dei mezzi di produzione caratterizzavano quegli anni di grandi difficoltà.
    Il problema maggiore e di più urgente risoluzione era la fame: in Europa (Italia soprattutto) dominava l’insufficenza degli approvvigionamenti di grano, elemento indispensabile dato che il pane era la base dell’alimentazione.
    Non credo che i pastai e mugnai italiani odierni usufruiscono ancora del piano Marshall, quindi scelgono liberamente se e dove acquistare grano italiano ed estero secondo le caratteristiche tecniche dei frumenti (resistenza del glutine nel grano duro) e le proprie strategie e convenienze economiche.
    Le varie associazioni di categoria, di ogni categoria sindacati compresi sono diverse, anche se gli interessi per ogni categoria sono comuni, sono da sempre schierate politicamente, chi a destra, chi a sinistra, chi al centro per ragioni di appoggi e facilitazioni, più che altro della categoria dirigenziale e di carriera politica.
    In tema di qualità e sicurezza alimentare, la campagna elettorale dovrebbe essere lasciata ai politici e non interessare i tecnici, se non per le carenze e le incapacità della gestione e delle scelte sbagliate, che negli ultimi cinquant’anni non hanno risparmiato proprio nessun colore politico.