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Bibite zuccherate: consumare ogni giorno un drink dolce fa male alla salute e fa aumentare il rischio di diabete

bibite zuccherate
Le bibite zuccherate sono oggetto di discussioni

Mentre continua, sulle pagine del British Medical Journal, la discussione sull’efficacia della tassa del 20% sulle bevande dolci proposta dalla British Medical Association, la stessa rivista, quasi a voler invitare gli esperti a trovare una strategia condivisa a livello globale, pubblica una delle più grandi meta analisi mai effettuate, che inchioda il consumo regolare di soda alle sue responsabilità, almeno per quanto riguarda il rischio di diabete di tipo 2.

Nell’analisi, i ricercatori ed epidemiologi dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, dopo aver  scandagliato quanto pubblicato negli ultimi anni e identificato 17 studi con più di 38.000 persone coinvolte, hanno concluso che, senza tener conto della massa corporea, cioè se si equiparano le persone sovrappeso e gli obesi ai normopeso, bere una bibita zuccherata al giorno fa aumentare il rischio di diabete del 13%. Lo stesso si vede in chi preferisce una bibita addizionata di dolcificanti sintetici, +8%, e per chi opta per i succhi di frutta +7%*. In generale, quindi, l’abitudine a consumare tutti i giorni un drink dolce fa male alla salute, soprattutto perché aumenta il rischio di diabete.

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Anche il consumo di succhi di frutta è collegato al diabete 2

Le prove, commentano gli autori, sono molto convincenti per le soda zuccherate, meno inattaccabili per quelle dolcificate e discutibili per i succhi di frutta, ma il segnale è comunque chiaro: bisogna tornare all’acqua e limitare l’assunzione di questi prodotti a occasioni sporadiche. Per accelerare la modifica delle abitudini, da tempo c’è chi – come la BMA – propone l’introduzione di una soda tax. Finora solo la città di Berkeley, in California, è riuscita a vararne una, così come solo 53 degli stati aderenti all’OMS hanno approvato una qualche forma di tassazione sul cibo poco sano.

Per cercare di favorire la discussione, il BMJ ha ospitato, una settimana dopo la pubblicazione della meta analisi e qualche settimana dopo l’appello del BMA, una discussione tra i due fronti opposti. Tra i sostenitori si è schierata la consigliera del Ministro della salute finlandese, Sirpa Sarlio-Lähteenkorva: ha scritto che la soda tax è facile da mettere in atto e funziona, come dimostra il caso della Danimarca, che ha ottenuto una riduzione del consumo di grassi del 10-15% grazie a un provvedimento analogo. Secondo l’esperta finlandese, inoltre, le politiche fiscali pensate per la salute sono parte fondamentale delle strategie antiobesità, e vanno applicate anche ai sali e ai grassi. La sua posizione, del resto, è in accordo con le conclusioni dell’apposito Sugar Tax Working Group, un panel di esperti che nel 2012 ha concluso il suo lavoro promuovendo la tassa.

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Secondo alcuni critici sarebbe meglio abbassare i prezzi delle bevande non zuccherate

Sulla sponda opposta si pone invece Jack Winkler, professore emerito di nutrizione della London Metropolitan University, che ha sottolineato come non si possano ottenere che effetti minimi da politiche di questo tipo, pur teoricamente condivisibili. A sostegno della sua tesi, Winkler ha citato due studi britannici molto ben fatti, che hanno concluso che una tassa del 10% ridurrebbe l’assunzione giornaliera di soda di 7,5 ml, e una del 20% corrispondente alla riduzione di 4 calorie giornaliere. Piuttosto, restando sui provvedimenti fiscali, il nutrizionista propone di tagliare le tasse alle bevande non dolci, rendendole così più convenienti.

La discussione è quindi ancora ben lontana da trovare una soluzione, anche sulle pagine della stessa rivista, che sta continuando a pubblicare interventi anche arguti. Il risultato è che questo confronto aiuta a sensibilizzare l’opinione pubblica, e a rendere tutti un po’ più consapevoli, come dimostrano i cali di vendite delle soda e le campagne di marketing delle aziende più grandi, che si stanno da mesi orientando su altri prodotti.

* Il sovrappeso e l’obesità sono di per se stessi fattori di rischio di diabete 2. Lo studio è stato effettuato anche tenendo conto della massa corporea, e in questo caso i risultati sono: una bibita zuccherata al giorno fa aumentare il rischio di diabete del 18%. Lo stesso si vede in chi preferisce una bibita addizionata di dolcificanti sintetici +25, e per chi opta per i succhi di frutta +5.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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